fila al supermercato ©Sara Minelli

Marche: quanto ci vuole a mettere in quarantena? se la burocrazia aiuta il contagio.

“L’altra sera un signore arrivato qui per CoViD dovevamo intubarlo e mi ha chiesto se prima di intubarlo poteva chiamare la moglie. Gli ho dato il mio telefono e l’ho sentito mentre diceva ‘tesoro ora mi devono addormentare per farmi respirare, tu non ti preoccupare’. Sentire quest’uomo che tranquillizzava la moglie senza sapere se si sarebbe risvegliato mi ha spezzato il cuore”.

A parlare, in anonimato, un’infermiera del Pronto Soccorso di Urbino che è ormai uno dei fronti più caldi. Le Marche con 1371 casi al 17 marzo è la quinta regione per contagi, la provincia di Pesaro e Urbino è quella di gran lunga con il maggior numero, con 812 contagiati. “Non è la stanchezza il problema – aggiunge – ma l’impotenza di non riuscire a fermare quest’onda”.

Teoricamente Urbino avrebbe dovuto essere un’ospedale ‘pulito’ (senza malati di Corona Virus) invece ne ha – numeri di due giorni fa – almeno 45, spesso ammassati in Pronto Soccorso. Il centro unico CoViD19 per le Marche avrebbe dovuto essere l’ospedale di Pesaro, ma ormai è saturo quindi Urbino se li tiene e manda via a piccoli numeri pazienti positivi verso Senigallia, Jesi ed altri ospedali in regione.

“Il problema vero è però un altro – dice ancora l’infermiera – vivendo in questa provincia mi sono resa conto che il tempo in cui vengono da noi e quello in cui vengono ufficialmente dichiarati positivi dall’Azienda Sanitaria Locale è enorme a volte anche di 4 o 5 giorni, questo vuol dire che la quarantena per i familiari inizia tardissimo”.

Un esempio? “Una signora di ottant’anni arrivata con la febbre da un paesino della provinca di Pesaro e Urbino – continua l’infermiera – dopo che già stava male da qualche giorno è stata portata qui dal 118 già come sospetto corona virus. È arrivata 4 giorni fa, noi il suo tampone lo abbiamo avuto in mezza giornata ed è risultata positiva. L’ufficialità al sindaco e al medico di famiglia è arrivata dall’Asur solo ieri”. In questi tre giorni la figlia è andata al lavoro e il marito a fare la spesa.

Un altro sospetto corona virus arrivato tre giorni fa, fortunatamente negativo, viveva in una casa di riposo. Se quel caso fosse risultato positivo sarebbe stato un disastro seguito a quello avvenuto alla Casa di Riposo di Cingoli in provincia di Macerata dove sono risultati positivi praticamente tutti e quaranta gli ospiti della struttura più due operatori, un’infermiera e un medico di base.

Dal risultato all’inizio dell’indagine epidemiologica dell’ASUR (Azienda Sanitaria locale delle Marche) possono passare anche due giorni. I sindaci della provincia riescono a saperlo prima, per vie informali, e fanno autonomamente un richiamo alla famiglia, ma è solo una raccomandazione. La quarantena obbligatoria ufficiale scatta solo quando l’azienda sanitaria fa la sua indagine.

Non sempre è così afferma il sindaco di Cagli, 8000 abitanti, Alberto Alessandri: “Ci sono i tempi fisiologici dal primo tampone alla conferma, diciamo che noi con i noistri 6 casi abbiamo aspettato al massimo 24 ore. Certo stiamo parlando di un centro piccolo con pochi casi, non so cosa succede nelle città più grandi con cento casi. Ovviamente noi ci conosciamo tutti e riusciamo più facilmente a ricostruire la catena dei contatti”.

“Il dipartimento di prevenzione locale viene a sapere della positività in tempo reale – spiegano dal Gores (Gruppo operativo regionale emergenza sanitaria) – quindi non ci risulta che ci possano essere criticità”.

È di ieri però la notizia che 15 tra infermieri oss e medici, tra cui il primario di neurochirurgia, di un ospedale di Fano sono positivi al CoViD19 e che il risultato è arrivato loro a 7 giorni dal tampone. Intanto il presidente della Regione Luca Ceriscioli annuncia una nuova campagna estensiva di tamponi partendo lunedì con 800 test nella provincia di Ascoli Piceno. Sperando che i risultati arrivino più rapidamente.

[ photo credit © Sara Minelli ]

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