In Toscana screening di massa con i test sierologici. Ma quando?

Tamponi mania 

Il 18 marzo il presidente della regione Toscana ha seguito di poco il Veneto sulla via dei tamponi di massa. “Faremo screening di massa” ha detto il presidente Enrico Rossi annunciando l’acquisto di 500 mila test sierologici prodotti da un’azienda toscana “effettueremo analisi sui 60 mila dipendenti della sanità toscana e poi per la sanità privata; gli altri 400 mila test saranno per i territori e i tamponi con prelievo del sangue e saranno svolti da unità speciali”.

Eccellenza toscana 

L’azienda in questione è la Diesse diagnostica Senese leader del settore, nata 40 anni fa come spin off dell’Istituto Sclavo, Istituto sieroterapico e vaccinogeno fondato nel 1904. “Da fine dicembre, quando si è iniziato a capire che in Cina si stava assistendo alla comparsa di un nuovo pericoloso virus – spiega l’amministratore delegato Massimiliano Boggetti – abbiamo iniziato a lavorare insieme all’Istituto Spallanzani per la messa a punto di un kit diagnostico sierologico. Naturalmente avevamo bisogno che l’istituto Spallanzani di isolasse il virus perché la nostra scelta è quella di lavorare con il virus inattivato e sull’individuazione degli anticorpi che il nostro sistema immunitario produce contro il coronavirus”. 

Per i sintomatici e per gli operatori sanitari

“Li utilizzeremo su due canali e con due modalità – spiega Renzo Berti ex sindaco di Pistoia e responsabile prevenzione della ASL Centro  – da una parte c’è un test rapido con la puntura sul polpastrello, tipo glicemia, che in 15 minuti da il risultato, dall’altra il prelievo con provetta che prende più tempo”. 

A chi li farete? 

“Li faremo in primi ai pazienti che arrivano nella DEA (dipartimento emergenza accettazione) con i sintomi del coronavirus così da velocizzare il percorso per i positivi”. C’è un però in questo metodo spiega Renzi. “Il kit rapido ha una sensibilità del 60, 65% per cento ovvero i positivi lo sono al 100% ma a volte un risultato negativo può essere non corretto. A quel punto sul negativo facciamo il tampone e solo una volta che è dichiarato positivo lo inseriamo in un percorso covid”.

Il ragionamento della regione è che quel 60, 65% per cento che è dichiarato subito positivo può andare più velocemente in percorso covid e si risparmiano tamponi. 

L’altra linea è quella per gli operatori sanitari: “Chi ha avuto un’influenza non diagnosticata come coronavirus viene sottoposto al test per accettarci che anche se hanno avuto la malattia si sono negativizzati, oppure li teniamo fuori finché non lo sono”. Oppure il test viene fatto a chi ha avuto contatti stretti con positivi visto che grazie al decreto legge che potenzia il sistema sanitario non c’è quarantena per gli operatori sanitari che, pur avendo contatti con soggetti malati, non presentino sintomi. “E’ una scelta che ha fatto il nostro paese per non perdere risorse fondamentali – commenta Berti – siamo in guerra non in tempo di pace”. Anche a loro possono essere fatti dei test che rendano un po’ più sicuri di essere negativi, spiega il responsabile dell’ASL Centro per emergenza covid. 

Il resto dei test verrà fatto in seconda battuta a coloro che svolgono servizi essenziali come forze dell’ordine o vigili del fuoco. 

Tamponi o test seriologici? Test cinesi o toscani?

Sia regione che azienda ci tengono a ribadire che il test sierologico non sostituisce il tampone ma è complementare. I laboratori autorizzati dalla Regione Toscana per l’analisi dei tamponi al momento sono 12 : le 3 aziende ospedaliero universitarie (Careggi, Siena e Pisa), l’Ospedale pediatrico Meyer, gli ospedali di Massa, Livorno, Lucca, Grosseto, Arezzo, Prato, Ispro (Istituto per lo studio la prevenzione e la rete oncologica) e un laboratorio privato, Synlab. Il tempo medio 4 ore.

Con l’adozione del sierologico sia i costi che i tempi si ridurrebbero di metà: 15 euro il costo e in due ore si lavorano 100 test, ma ci sono ancora molte incognite per non dire incongruenze. Prima di tutto l’arrivo. Secondo l’azienda si parla di metà aprile poiché il test è ancora in fase di validazione da parte dello Spallanzani “Noi siamo molto in linea con quello che ha dichiarato Giuseppe Ippolito direttore scientifico dello Spallanzani – dice l’ad di Diesse diagnostica Boggetti – è necessario che i test siano validati, vista la proliferazione attuale”.  La regione sostiene che i test dovrebbero arrivare a giorni. Ma anche su quale tipo di test ci sono discordanze. Il responsabile Asl Centro del coronavirus Renzo Berti parla di un test somministrato come quello della glicemia con una semplice puntura sul polpastrello con una sensibilità del 60, 65% ovvero rintraccia i due terzi dei positivi. La Diesse diagnostica non produce questi test e sostiene che un margine di quel tipo è piuttosto ampio. 

Interpellato Berti spiega che questi testi rapidi arriverebbero come donazione dalla Cina. E in quel caso la validazione italiana non ci sarebbe. 

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