Venghino signori venghino! Il far west dei test sierologici /2 

Pressione commerciale sulle regioni: l’ANPIS chiede chiarimenti a Zingaretti e il Codacons manda un esposto a tutte le procure delle Regioni

“C’è una enorme pressione commerciale, specialmente sui governi regionali. Addirittura alcuni test possono essere comprati su internet. E dunque un sacco di confusione, ma molti test non sono ancora accurati. Altri invece sono molto avanzati, come in Australia o negli Stati Uniti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta cercando di razionalizzare e dare degli advice a livello nazionale”. Questo spiegava Walter Ricciardi, consigliere italiano dell’OMS in un webinar di ISQUA la mattina di mercoledì primo aprile. Nello stesso giorno il Comitato Tecnico Scientifico che affianca il governo italiano nella gestione della crisi Coronavirus – di cui Ricciardi fa parte – ha dato un parere positivo all’avvio di un’indagine di sieroprevalenza nazionale con linee guida per tutte le regioni. 

Ma ormai sono già alcuni giorni che le regioni stanno letteralmente facendo una corsa al test sierologico: Zaia in Veneto ha già annunciato che dopo essere stati i leader per i tamponi «Ne abbiamo fatti 105.000» lo saranno anche per i kit rapidi. La Regione Emilia Romagna ha annunciato di aver ricevuto i primi 50 mila test sierologici che saranno somministrati innanzitutto al personale sanitario e ai dipendenti delle case di riposo. La Campania ne ha fatti arrivare i primi 60 mila per un totale di un milione di test sierologici annunciati venerdì scorso da Vincenzo De Luca. Il primo aprile intervistato a “L’Aria che tira”, su La7, anche il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha annunciato che stanno lavorando sui test sierologici. Mentre in Liguria lo fanno già da molto tempo.

 

In Lazio sperimenta lo Spallanzani 

In Lazio è in atto una sperimentazione dei test rapidi a guida regionale. La dottoressa Maria Grazia Tarsitano, consigliere dell’Ordine dei Medici di Roma, ha lavorato in questi giorni nell’esecuzione dei tamponi sui camper messi a disposizione dallo stesso Ordine per individuare gli eventuali positivi nella popolazione generale, in particolare nel comune che è diventato la settimana scorsa zona rossa a nord di Roma, Nerola. “Sono stati eseguiti anche i test rapidi insieme ai tamponi classici per permettere allo Spallanzani, in collaborazione con l’università Tor Vergata, di validare scientificamente il test. Per validare il test ci vuole tempo – spiega la dottoressa – Bisogna essere molto chiari sul fatto che sono due test che valutano due cose diverse: il tampone ci dice che é presente il virus nel paziente, mentre quello rapido ci dice la risposta immunitaria valutando l’espressione delle immuneglobuline ovvero la risposta del nostro corpo alla presenza del virus”.

 

Timori per la speculazione e la salute pubblica: il Codacons fa un esposto a tutte le regioni 

Ma come regolarsi con i privati? Come comportarsi con laboratori come quello a cui abbiamo telefonato che non richiedono la ricetta medica? Sia che il paziente abbia avuto gli anticorpi e soprattutto se è positivo, non sarebbe fondamentale saperlo e inserirlo nel database dell’Igiene pubblica?

Queste domande se le fa anche l’Associazione Regionale delle Istituzioni Sanitari e Ambulatoriali privati che chiede chiarimenti alla Regione Lazio e soprattutto ne chiede un intervento per dettare delle linee guida. «Le ditte fornitrici da settimane stanno proponendo l’acquisto di kit specifici per la rilevazione del COVID-19. Girano offerte a titolo esemplificativo, il cui costo per kit di rilevazione è pari circa a 15 euro, e tale kit viene utilizzato da alcune strutture con un costo al pubblico particolarmente elevato. Ciò che non è chiaro, e che costituisce una evidente criticità, si può così riassumere: 1) chi può svolgere tali analisi, ovvero quali sono i requisiti ? 2) in caso di positività per un soggetto come deve comportarsi la Struttura sanitaria?»

Pure le associazioni dei consumatori mettono in guardia. Il Codacons spiega «C’è una nuova speculazione sull’emergenza coronavirus: è quella dei test diagnostici per l’individuazione del Covid 19 venduti da laboratori privati ai cittadini a prezzi stellari». Codacons parla di prezzi tra i 130 e i 150 euro con punte fino a 600 euro. «Mentre regioni come Liguria e Toscana eseguono il test facendo fare solo il test sierologico». L’associazione annuncia che entro domani invieranno «Una diffida a tutte le Regioni italiane, e un esposto alle Procure delle 20 regioni in cui si chiede di vietare sul territorio tutti gli esami del sangue relativi al Covid-19 venduti da centri e laboratori privati, e realizzare indagini epidemiologiche sui residenti a costo zero per i cittadini».

Nellesposto si fanno anche degli esempi: «Nomentano Group – Studio Polispecialistico” propone il servizio dedicato ai test sierologici per l’individuazione dell’infezione del Covid 19 attraverso un prelievo ematico ad un costo di euro 100 se effettuato in laboratorio, euro 130 se effettuato a domicilio [..] In realtà tale test corrisponderebbe ad un costo di circa 10! Infatti il costo effettivo del Kit diagnostico ammonterebbe ad euro 18,00, come ad esempio proposto dall’azienda Diatech, che potrebbe essere scontato del 50% e giungere pertanto ad euro 9,00 per ordinativi di grandi quantità».  

Le aziende cinesi e americane e i distributori italiani e rumeni

Non è facile capire quali sono le aziende che producono. La richiesta in questo momento è fortissima e sia le regioni che i privati tendono a non rivelare i marchi e i distributori visto che le scorte vanno esaurite in pochissimo tempo.

La Diatech Lab Line citata da Codacons è una ditta di Jesi (Ancona) propone la “miglior soluzione possibile per un rilevamento preciso e rapido del virus”, il MagCore® Virai Nucleic Acid Extraction Kit. 

Poi c’è il «VivaDiag Covid 19», è il test rapido diagnostico in vitro, per uso professionale, e rivela la positività o meno al Coronavirus. Unico distributore in Italia del test è l’«Alpha Pharma», azienda barese leader nel mercato italiano delle biotecnologie. La Regione Campania ha già prenotato un milione di kit. Richieste sono arrivate da Calabria, Basilicata, Sicilia, ma anche da Liguria e Lombardia.

Un’altra è la Techno Genetics, di Lodi comprata nel 2015 dalla KHB è uno dei più importanti produttori di kit per la diagnostica in vitro in Cina.

C’è anche un distributore rumeno che si affaccia al mercato: la Telco GROUP SPASA che è il distributore europeo della Jangsou Superbio Biomedical (Nanjing) Co., Ltd

La Innoliving di Ancona che importa test per la multinazionale Zhezhiang Orient Gene Biotech Co Ltd. Il kit è regolarmente iscritto al ministero della Salute. 

Le regioni a quanto abbiamo capito stanno andando in ordine sparso per l’acquisto dei differenti test, così come i laboratori privati. Ancora una volta sembra mancare una regia, magari guidata dall’Istituto superiore della sanità, che assicuri la salute pubblica a livello nazionale.

Cecilia Ferrara
Collettivo Emera

Photocredit © Sara Minelli

Leggi la prima parte dell’inchiesta

Venghino signori venghino! Il far west dei test sierologici/1 

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