Della centralità della comunità scientifica o la necessità di cambiare il pilota dell’aereo in emergenza – editoriale

Probabilmente tra qualche tempo, quando saremo usciti dalla fase di emergenza e ci sarà una maggiore lucidità necessaria all’analisi di quanto è accaduto e sta accadendo, verranno imputati molti errori alla mediocre classe politica e dirigente che ha gestito questa crisi. Ma soprattutto emergerà forte, grazie a questo disastro, la colpa di non aver ascoltato gli esperti, gli scienziati e di aver dimenticato, ove non deliberatamente messo all’angolo, da molti anni il ruolo chiave delle competenze, della scienza, della ricerca e la centralità della comunità scientifica. La stessa comunità scientifica inascoltata quando avvertiva sui rischi delle pandemie e ancora inascoltata nei continui avvertimenti sui cambiamenti climatici. 

Le giuste competenze sono fondamentali nel processo di decision making, e ancor di più quando in emergenza diventa necessario prendere decisioni critiche in tempi rapidi, perché il rischio di errori può costare molto. Tanti episodi dimostrano di come i policy makers, arroccati nel loro fortino e circondati da yes men anziché da persone competenti, siano lontani dalla scienza e dalla ricerca,  dunque lontani dalla realtà. 

Il 27 febbraio scorso Garrett Lisi, il surfer dude (alterna con regolarità le due attività: surf e ricerca scientifica) direttore del Pacific Science Institute di Maui che dieci anni fa stupì la comunità scientifica con la sua Theory of Everything, sorpreso di essere l’unico ad indossare una mascherina sul suo volo dalle Hawaii a San Diego, pubblicò sulla sua bacheca Facebook questo post, aggiungendo di aver venduto le sue azioni in borsa. 

DON’T PANIC But maybe it’s time to panic just a little. This virus is NOT contained. Cases have now been seen in the wild in the USA. Schools will likely shut. Businesses and offices will likely close. Transportation will be disrupted. Hospitals will overflow. Possibly for months. Please prepare, at least a little”.

NIENTE PANICO, Ma forse un po’ è giusto averne ‘. Questo virus NON è controllato. Alcuni casi sono stati visti in natura negli Stati Uniti. Le scuole probabilmente chiuderanno. Le aziende e gli uffici probabilmente chiuderanno. Il trasporto sarà interrotto. Gli ospedali traboccheranno. Forse per mesi. Per favore, preparatevi almeno un po ”.

Oltre un mese dopo possiamo affermare che le aveva indovinate tutte. Un veggente? Nient’affatto.  Io, che seguo Garrett Lisi su facebook più per le sue doti surfistiche e per le bellissime foto in action sulle onde del Pacifico so anche che è uno scienziato di grande valore. E appena dopo aver letto il suo post iniziai a riflettere sulle sue parole, a maggior ragione per il fatto che sarei dovuto partire proprio per San Diego dopo una settimana. Quel 27 febbraio iniziai a considerare l’ipotesi di non partire, come poi è avvenuto, anche se alla data della partenza i data i voli non erano stati annullati. Intanto lo stesso 27 febbraio in Italia Nicola Zingaretti partecipava ad una aperitivo con amici nella Milano che non si ferma, e Donald Trump continuava a negare ogni possibilità che il “virus cinese” si potesse diffondere in USA. E qui si si dimostra di quanto sia la classe politica ad essere lontana dalla realtà. 

Un’articolo scientifico pubblicato lo scorso 26 marzo sull’utilizzo delle tecnologie di tracciatura (Mobile phone data and COVID-19: Missing an opportunity? ) conclude con il seguente key finding

Critical decisions have to be taken, while key results are often published in scientific journals and in jargon that are not easily accessible to ‘outsiders’, including government workers and policy makers. 

Devono essere prese decisioni critiche, mentre i risultati chiave sono spesso pubblicati su riviste scientifiche e in gergo che non sono facilmente accessibili agli “estranei”, compresi gli ufficiali di governo e i responsabili politici.

In questa affermazione sta la spiegazione sul perché in Italia molte cose, a partire dalla metà di febbraio, non sono andate come sarebbero andate, se la politica avesse preso coscienza del proprio ruolo di outsider affidandosi alle competenze necessarie, fermo restando che resta alla politica, il compito non facile di prendere decisioni. Ma c’è una grande differenza tra prendere decisioni informate, fondate su delle evidenze scientifiche, e prenderle sulla base del buon senso. 

Durante le emergenze è frequente che ci siano dei cambi nella catena gerarchica, accade che il pilota di un aereo lasci la cloche al secondo pilota, nel caso in cui quest’ultimo abbia maggior pratica e maggior esperienza con le emergenze, anche solo per il numero di ore passate davanti ai simulatori, e per questo sia più veloce nel prendere decisioni critiche. Questo cambio alla catena di comando avviene immediatamente, a volte senza che neanche ci sia bisogno di comunicazione verbale tra i due piloti, appena nella cabina di pilotaggio si percepisce l’emergenza. Nell’emergenza la preparazione e la rapidità nel processo decisionale possono veramente fare la differenza. 

Si capiscono molte cose da questa bellissima intervista a Chesley Sullenberger (Sully) comandante dell’aereo che nel 2009 ammarò sul fiume Hudson riuscendo a salvare tutti i 155 passeggeri, dopo che uno stormo di anatre canadesi (molto grosse) era entrato nei motori dell’aereo azzerandone la propulsione.

Abbiamo sentito vari esponenti politici, come ad esempio Dario Nardella o Matteo Renzi parlare con grande retorica di un nuovo Rinascimento per riferirsi al periodo che ci aspetta una volta che sarà passata l’emergenza COVID19, ma hanno dimenticato di ricordare anche che la centralità della Scienza nel periodo rinascimentale portò al declino dell’autorità come riconosciuta fino a quel momento, e della verità indissolubilmente legata a Dio. Il rinascimento valorizzò il carattere funzionale della conoscenza e della tecnologia, finalizzate a scopi molto pratici, la stampa che rivoluzionò la condivisione dell’informazione, l’astronomia, la geografia, l’innovazione nell’ambito nautico che favorì anche nuove esplorazioni geografiche. 

Se vogliamo un nuovo Rinascimento, e lo vogliamo, serve un passo indietro di questa classe politica e manageriale mediocre per ritrovare la centralità delle competenze, della scienza e della ricerca. E difendere il ruolo fondamentale della comunità scientifica, quella stessa comunità scientifica che dobbiamo ringraziare adesso e ancor di più quando potremo avere cure e vaccini per il virus che sta fermando il mondo. 

Tommaso Pucci

Consulente per il risk management

photocredit © Cecilia Ferrara

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