Parma 2/ Contagi e morti diffusi in città e in provincia nelle RSA. Comune ammette: mancanza di dpi nelle prime settimane

Lo strano caso della CRA di Sissa Tre Casali: il contagio c’era già a fine febbraio

In provincia di Parma i numeri di morti e di malati covid in RSA e nelle CRA (Centri Residenza Anziani) sono alti e spesso passati sotto silenzio. Secondo l’USB, l’unione sindacale di base uno dei casi più gravi è a Sissa Tre Casali dove una struttura che fa riferimento alla ASP di Fidenza (sempre strutture pubbliche per anziani) i morti sono passati in pochi giorni tra metà e fine marzo da 10 a 21 morti, ovvero il 40% degli ospiti, mentre il 50 % del personale è in malattia. Un’operatrice è anche passata dalla terapia intensiva dimessa da poco. Già il 18 marzo CGIL, CISL e UIL avevano scritto una lettera aperta al governatore Bonaccini preoccupati per la situazione nella residenza per anziani “Don Prandocchi Cavalli” di Sissa Tre Casali e denunciano “i dispositivi di protezione individuale sono insufficienti sia per i lavoratori che per gli ospiti”. A questa denuncia risponde il presidente della ASP Fidenza (sotto cui ricade la Don Prandocchi Cavalli) Massimiliano Franzoni. «Abbiamo fatto in modo di fornire al nostro personale tutto il materiale protettivo che è stato possibile recuperare autonomamente sul mercato, visto che nessun presidio ci è stato fatto pervenire da altri organismi». Franzoni dice di aver battuto i pugni con la Protezione Civile regionale che non faceva arrivare i materiali «Abbiamo operato da soli, cercando di garantire il massimo di quanto disponibile anche facendo acquisti su canali “non convenzionali”. Con l’obiettivo di sostenere al massimo i nostri operatori abbiamo elaborato un nostro protocollo, poi validato dall’Igiene Pubblica dell’Ausl». Al 18 marzo i morti erano “solo” 9 su 60.

La Asp di Fidenza conta circa 150 ospiti divisi in 4 strutture a Noceto, Sissa Trecasali, San Secondo e Fidenza . «Il fatto è che ci danno dispositivi con il contagocce. Le mascherine chirurgiche, occhiali, guanti, sovracamici e le tute solo se siamo in presenza di covid o sospetti – racconta una operatrice dell’Asp di Fidenza – quando è iniziata l’epidemia a Codogno a noi non hanno detto nulla, ne’ hanno preso nessuna precauzione, anzi ci dicevano di stare buoni e non fare terrorismo. Le mascherine chirurgiche le abbiamo iniziate a portare dall’8, 9 marzo».

Ma a Sissa i malati arrivarono in paese già a fine febbraio in maniera violenta. Secondo i calcoli di Parma Today nel comune di Sissa Tre Casali i decessi rispetto al 2019 sono aumentati del 900%. «Per primo è morto un volontario che operava nella struttura per anziani di Sissa – racconta ancora l’operatrice – e anche tutta la sua famiglia si è ammalata. Avevamo il covid prima o contemporaneamente a Codogno ma nessuno ce lo diceva, parlavano solo di una brutta influenza».

Ora il contagio sta arrivando nella casa di riposo di Noceto. Là un anziano è stato prima ricoverato e poi rimandato nella struttura anche se positivo al tampone. Domenica scorsa la USL è andata a fare i tamponi ad altri 11 ospiti, mentre molti operatori, malati a casa, ancora aspettano di essere testati.

«C’è stata una mancata sensibilità alla possibile infezione – conclude la lavoratrice – E ora abbiamo tanti morti e i parenti preoccupatissimi che ci chiamano giornalmente per vedere se i loro cari stanno bene.».

La paura anche nelle residenze comunali a Parma

Anche a Parma città c’è preoccupazione nella casa per anziani comunale Ad Personam. «Nelle ultime 48 ore abbiamo avuto un numero molto alto di accessi al pronto soccorso – dice un operatore della CRA – al primo piano, dove ci sono 24 posti letto, sono stati portati via in 7 e già abbiamo avuto due decessi. Molto personale è a casa con sintomi e il tampone è stato fatto solo a sei di loro».

Ad Personam gestisce sia CRA, case riposo anziani, con una più leggera copertura infermieristica – il medico o l’infermiere di notte non c’è – che RSA, residenze sanitarie assistite, dove l’assistenza sanitaria è garantita 24 ore su 24. «Nella Rsa ci sono 4 piani con 100 anziani – continua l’operatore – 3 piani ora sono completamente isolati. Il problema è che arriva tutto troppo tardi, chiudono la stalla dopo che i buoi sono usciti. Ci hanno dato le famose mascherine che sembrano panni per pulire e la situazione e degenerata». E il virus è entrato.

«Non ci sono più posti per le salme nella camera mortuaria – racconta l’operatore – qui afferiscono 3 strutture ed in genere le tre barelle per i defunti ci bastano. Ora abbiamo dovuto aggiungere i lettini che usiamo per fare la doccia e abbiamo dovuto mettere due salme per lettino, qualcuno per terra. Abbiamo 10 persone, ma il forno crematorio di Parma, Ade, ha una lista di attesa ormai di 140 salme».

Assessore al welfare Laura Rossi : non ci sono situazioni particolarmente gravi ma è vero che non avevamo dpi

«Non ci risulta che ci siano situazioni particolarmente colpite – risponde l’assessore al welfare Laura Rossi – forse la situazione di decessi più gravi è stata nella RSA dove sono ospiti anziani già in condizioni precari, con 10 morti». Secondo i numeri del comune nelle strutture pubbliche (RSA e CRA) sono avvenuti 49 decessi su 841, molto meno nelle case famiglia private perché le dimensioni sono più piccole e anche il numero degli ospiti (4 decessi su 160 ospiti), mentre nelle case famiglia per disabili non ci sono state vittime. La AUSL sta procedendo al test sierologico per tutti i lavoratori e ad oggi sono 53 gli operatori a casa per quarantena o sospetto covid su 610.

«Il più grosso problema è stato all’inizio della crisi – spiega l’assessore Rossi – non avevamo le protezioni adatte e non si trovavano, sono arrivate solo una decina di giorni fa e questo è stato uno dei fattori dell’aggravio della situazione».

Stefano Zai dell’USB funzione pubblica sostanzialmente conferma. «C’è stato un ritardo sostanziale nella messa a disposizione per i dipendenti delle misure di prevenzione, molti dipendenti non avevano mascherine, sono arrivate nel mese di marzo inoltrato, con il contagocce. E le ffp2 e ffp3 solo per chi ha contatto con anziani sospetti, ma non è facile dire chi è covid e chi no. I tamponi vengono fatti solo ai sintomatici solo ora si inizia a farli».

L’USB dal 31 marzo delineava molte situazioni gravi nelle RSA. «La CRA Peracchi di Fontanellato – continua Zai – da fine febbraio ha visto 11 decessi e in malattia sono 11 dipendenti su 25». La struttura è stata giudicata dalla guardia medica completamente compromessa dal contagio, a tal punto che la pubblica assistenza interviene per ricovero ospedaliero solo nei casi di gravità terminale della malattia. «L’attenzione è cambiata solo nell’ultima settimana, ma è tardi».

Cecilia Ferrara
Collettivo Emera 

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