foto del sito dell'Ospedale san carlo

L’affair Basilicata: due inchieste all’Ospedale San Carlo. Giordano (task force) intollerabile medici che rifiutano visite per paura

La Basilicata con 300 contagiati e 18 deceduti è una delle regioni con più basso tasso di Covid, come gran parte del Sud Italia per fortuna. Ma nella gestione dell’emergenza sono emersi molti dubbi sulla capacità del sistema sanitario lucano di far fronte ad una eventuale ondata di contagi. Un caso in particolare  ha sconvolto la regione, quello della morte del blogger Antonio Nicastro, ambientalista potentino. Nicastro ha iniziato ad avere sintomi il 5 marzo, ha disperatamente chiesto di fare un tampone per due settimane, è stato rimandato indietro dal pronto soccorso, non è stato visitato dalla guardia medica per carenza di DPI. Ha ottenuto la legittima attenzione solo grazie alla mobilitazione della stampa, ma non ce l’ha fatta, è stato finalmente ricoverato in terapia intensiva il 22 marzo dove è deceduto il 2 aprile.

 Il presidente della regione Vito Bardi in seguito alla morte di Nicastro annuncia un’indagine interna, mentre la famiglia insoddisfatta delle spiegazioni fornite dall’APS e dall’Ospedale ha deciso di intraprendere le vie legali e la procura ha aperto un’inchiesta. Da parte sua l’ospedale San Carlo ha deciso di querelare la CGIL per dei post su facebook e quasi tutta la stampa locale per come ha trattato la vicenda. Quello di Nicastro non è l’unico caso di un contagiato che muore dopo aver avuto difficoltà ad avere il tampone, ma ‘ l’affair Basilicata’ è arrivato alle cronache nazionali in particolare grazie all’intervista fatta per TPI da Selvaggia Lucarelli al portavoce di Bardi che risulta piuttosto surreale per la mancata capacità di dare risposte alla giornalista. 

Covid Italia News ha rintracciato uno dei componenti della task force messa in campo dalla regione per l’emergenza coronavirus, il Rappresentante dei medici di medicina generale Egidio Giordano. La task force lucana è attiva dalla fine di gennaio con attività di monitoraggio del fenomeno e di studio dei protocolli, con l’esplosione dell’epidemia in Italia il suo operato ha subito una forte accelerazione.

 Gli ospedali dedicati al covid sono i due principali della regione, il San Carlo di Potenza e il Madonna delle Grazie di Matera. Negli ospedali minori, spiega il medico, sono stati previsti dei pre-triage per evitare di far entrare i covid nei nosocomi, cosa che però, a metà marzo, non ha impedito all’ospedale di Villa d’Agri di essere infettato e chiuso per sanificazione. 

«A Villa d’Agri è successo qualcosa di diverso – spiega a CIN Giordano –  lì è stato un medico pneumologo che ha infettato incautamente, perché era positivo al covid e non sapeva di esserlo, sulla vicenda c’è un’indagine in corso. Pare che il medico sia andato a prendere la figlia a Milano, questa si è positivizzata pauci sintomatica, ha infettato la madre e altre persone di Moliterno, dove la famiglia risiede, poiché la ragazza invece di starsene in quarantena usciva per il paese [Moliterno è stata dichiarata zona rossa ndr.]. La madre si è ammalata e il marito l’ha portata direttamente in Pronto Soccorso del suo ospedale e da lì è stata ricoverata nel reparto di pneumologia. Quando è venuto fuori che era positiva al covid, è successo il “patatrac”, anche lui è risultato positivo così come i colleghi e i pazienti. Abbiamo dovuto chiudere l’ospedale, sono stati fatti tamponi a tutti, l’ospedale è stato sanificato e poi riaperto». 

Però mi risulta che non siano stati fatti a tutti quanti, tant’è che ad un paziente di Montemurro che era stato all’ospedale di Villa d’Agri, deceduto in seguito a Potenza, non era stato effettuato il tampone.

Quella è una storia diversa che si è intrecciata con la vicenda di Villa d’Agri. Considerate il fatto che stiamo combattendo un nemico nuovo e ci stiamo adeguando giorno dopo giorno, cambiamo anche le procedure in fieri. La situazione di Montemurro, che conosco bene, è derivata dal fatto che molte cose ancora non erano a regime. Il protocollo è una macchina complessa che deve andare a cascata dalla task force, agli ospedali, al territorio, al medico di base, all’ufficiale sanitario, alla guardia medica. Ci dev’essere una divisione dei compiti, i protocolli e i dispositivi di protezione che vanno utilizzati, un meccanismo che non si deve arrestare. Qualcuno ha fatto il furbo, qualcuno si è tirato indietro per paura, qualcuno non si è letto le cose e siamo incappati in alcuni errori fatali come quello di Montemurro.

Hanno parlato di un commissariamento del reparto di rianimazione del San Carlo di Potenza per il numero eccessivo di morti di coronavirus. Che mi dice di questo?

No, no queste sono fake news riportate dai giornali, sono frutto di una cattiva informazione legata a molti organi di stampa improvvisati. Il san Carlo non è mai stato commissariato,  abbiamo evidenziato una criticità rispetto ai numeri previsti di ammalati. Il problema è che il paziente covid va intercettato subito se si arriva invece in ospedale con la polmonite interstiziale bilaterale, si finisce in rianimazione e non c’è luminare che ti possa salvare. Quello che è successo in Basilicata è che molti pazienti  sono arrivati in ospedale troppo tardi, per inefficienza di qualcuno, misconoscenza dei dati. Dopo dieci giorni di attesa senza alcun intervento i pazienti finiscono direttamente in rianimazione, vengono intubati e ventilati, ma è difficile salvarsi. Da noi 10 volte su 10 è successo così. Abbiamo deciso quindi di intervenire da una parte aggiustando a monte il problema, con l’attivazione delle USCOVID [le unità speciali di continuità territoriale per l’emergenza coronavirus, con il compito di andare a visitare i pazienti a casa e fare loro i tamponi ndr.] dall’altra di rafforzare l’ospedale San Carlo con più ventilatori e posti letto. E abbiamo dato ascolto al grido disperato dei colleghi che lavorano in rianimazione e che lamentano scarsezza di personale integrando lo staff medico  con nuove unità. Abbiamo chiesto al dott Severino, uno dei più grossi esperti e primario a Melfi, di venire a dare una mano al San Carlo e il dottor De Trana, che è stato primario al San Carlo e ha finito la sua carriera lì, ora è stato richiamato e rappresenta un’importante risorsa. Me nessun commissariamento tanto che il primario, il dottor Mileti, è restato al suo posto, è stato solo affiancato da nuovo personale.

Ci sono 2 inchieste aperte per le morti al san Carlo (Nicastro e Parisi), ma da quello che dice il problema non è in ospedale ma nella gestione sul territorio: la lentezza a fare i tamponi. Anche i medici di medicina generale si lamentano che ci sono pochi tamponi e fatti con lentezza. La Basilicata è piccola, ha pochi contagi ma a causa di un sistema che non funziona a monte si scaricano casi già disperati sull’ospedale? 

Io sono in task force come rappresentante della medicina territoriale ma non ho timore a dire che quando qualcuno sbaglia deve pagare. Non è tollerabile che alcuni miei colleghi si siano tirati indietro per motivi anche umani, di paura di ammalarsi o perché non conoscono i protocolli. Questa premessa per dire che non è vero che non ci sono stati i tamponi, nonostante effettivamente in tutta Italia ci siano stati problemi di approvvigionamento, il problema è che non riusciamo a processarne più di 250 al giorno. Ma è importante capire che il tampone non è terapeutico, è superato anche per la diagnosi. Se ho un paziente con i primi sintomi lo metto in quarantena e mentre chiedo il tampone già va in terapia. Nonostante questo li abbiamo reperiti e li stiamo facendo a tappeto.

La mancanza di tamponi e lentezza della medicina sul territorio ha portato anche a morti, come quella di Nicastro.

Certo, ci sono responsabilità di miei colleghi e di ufficiali sanitari che si sono rifiutati di andare a visitare il paziente, che hanno accampato il fatto di non avere i DPI.

I DPI sono stati forniti al personale sanitario e sono stati fatti i tamponi a queste persone impegnate in prima linea?

Anche su questo punto abbiamo una duplice lettura: è vero, i DPI scarseggiano anche io ho lavorato con dotazioni di fortuna. Quando poi un po’ di materiale è arrivato comunque alcuni hanno fatto di tutto per sottrarsi perché non volevano andare a casa dei pazienti accampando la scusa della mancanza dei dispositivi di protezione individuale.

Quindi secondo quanto dice non esiste un caso Basilicata?

No, esiste un dramma che il covid ha creato in tutte le regioni. Lo shock dato anche da una sola morte crea dramma. Il tributo dato in termini di vittime in Basilicata è quello previsto. Rispetto al nostro dramma di certo qualche morte poteva essere evitata e su questo bisogna indagare, bisogna capire se ci sono e quali sono le responsabilità.

Mariangela De Blasi
Collettivo Emera

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