I sindaci milanesi a Gallera: se non si potenzia la medicina del territorio la fase due sarà impossibile

Ancora una lettera all’Assessore alla Salute Giulio Gallera e al responsabile dell’ATS di Milano Walter Bergamaschi. Ancora una volta chi è in prima linea suona un campanello d’allarme sulla gestione dell’emergenza covid in Lombardia. Questa volta sono 100 sindaci dell’hinterland milanese compreso Beppe Sala, che si rivolgono all’ATS per capire perché sono state attivate solo 6 delle famose USCA, le Unità Speciali di Continuità Territoriale. Le USCA sono state previste dal decreto legge n.14 del 9 marzo scorso, dovrebbero essere 1 ogni 50 mila abitanti, lavorare 7 giorni su 7 dalle 8 alle 20 in stretto contatto con i medici di famiglia, con l’idea di avere squadre di intervento presso il domicilio delle persone in casi o sospetti o di covid che non hanno bisogno di essere ospedalizzati.

La regione ha ratificato il decreto con la delibera del 23 marzo 2020, ma – si lamentano i sindaci «Alla luce della popolazione residente, nella Città Metropolitana di Milano dovrebbero essere operative 65 USCA, mentre risulta che – per tutta l’ATS di Milano (comprendente anche Lodi) – ne siano state attivate solamente 8 alla data del 3 aprile». Quindi ogni unità dovrebbe coprire circa 400 mila abitanti. 

Comune di Basiglio «Noi senza più medici, lasciati soli» 

Una dei firmatari è  Lidia Reale, sindaca di Basiglio il comune conosciuto per essere il paese con il reddito medio più alto d’Italia (lì abitano Paolo Berlusconi, Ennio Doris, Marco Columbro, Iva Zanicchi) che però, dice, è abitata anche da persone normali che in un momento di crisi sanitaria sono più fragili. «Come sindaci viviamo ogni giorno a contatto con le persone in isolamento o in quarantena – spiega Lidia Reale a Covid Italia News –  Siamo l’unico riferimento istituzionale che hanno. Perché nessuno di loro viene contattato dai sanitari, non sanno se e chi dovrebbe fare loro il tampone dopo la quarantena per sapere se risultano guariti. Non hanno, insomma, alcuna assistenza sanitaria extraospedaliera. Così come coloro che accusano dei sintomi riconducibili al coronavirus. Spesso non sanno dove sbattere la testa. Comprendo che anche Regione è in emergenza e non è facile gestirla, però i Comuni non possono essere abbandonati a se stessi. Una situazione inaccettabile». 

E oggi Basiglio è senza medici di base poiché dei tre presenti sul territorio, due sono ammalati di covid e uno è andato in pensione. «Purtroppo i nostri medici sono stati lasciati soli fin dalla prima ora – continua la sindaca – Così è successo che uno è rimasto infettato ed è in quarantena, mentre un altro lavora da remoto, senza però che gli facciano il tampone». Ancora non hanno avuto una risposta dall’ATS per avere nuovi medici e manca il controllo 7 giorni su 7 che sarebbe previsto dall’USCA. «Se non si pone rimedio alla mancanza di presidio territoriale – conclude Reale – quando saremo nella fase 2 correremo ancora il rischio di intasare gli ospedali».

 

L’Ordine dei medici MIlanesi «solo 8 USCA sono insufficienti e 20 visite al giorno sono impossibili»

Sono pienamente d’accordo con le valutazioni dei sindaci i medici lombardi. «Condivido a pieno la lettera dei sindaci, le USCA attualmente attive sono ben lontane dal coprire 50 mila abitanti l’una – spiega a Covid Italia News il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano Roberto Carlo Rossi –  Senza contare che secondo la Regione queste unità dovrebbero fare 20 visite in 12 ore. Non so chi l’abbia scritto ma è assolutamente impossibile, solo la vestizione e la svestizione sono 5 minuti per volta, poi la visita, i consigli e le terapie.. se ne fai 10 in 12 ore è grasso che cola». Non dovrebbe essere la mancanza di medici visto che all’appello della regione Lombardia risposero ormai molte settimane fa circa 7000 professionisti. «Certo vanno preparati – ammette Rossi – ma due ore di formazione in cui si fa un quadro generale del Covid e si spiega come vestirsi e come svestirsi basta e avanza. Del resto sono già preparati, sono medici».

Il fallimento della sorveglianza attiva 

I sindaci parlano anche di un problema della sorveglianza attiva dei pazienti «Da settimane i medici del territorio offrono la loro collaborazione – si legge nella lettera –  segnalando le criticità ed aggiornando il portale Covid anche attraverso l’inserimento di nuovi casi ma lamentano che a questa loro attività non segue un lavoro coordinato di verifica. Questo quadro denota da un lato la grande fatica di tutto il sistema di sorveglianza sul territorio, dall’altro il suo inadeguato livello di coordinamento».

«Le USCA dovrebbero entrare a pieno del progetto di rete di sorveglianza attiva – spiega ancora il presidnete dell’Ordine dei Medici milanesi – inserendo i dati da qualche parte. La sorveglianza va fatta in entrata e in uscita dell’ospedale, sempre per evitare che i pazienti vengano ricoverati, ma pronti a farlo se necessario». Da tre settimane l’ATS di Milano ha attivato un portale Covid in cui vengono inseriti tutti i casi ‘fragili’ senza contare se sono ammalati o no «Solo io ne ho 90 – dice Rossi – e non sono neanche tanti conosco colleghi che ne hanno 120. Ecco questi casi fragili piano piano vanno chiamati e noi inseriamo tutti i dati di questa sorveglianza sul portale: se hanno sintomi respiratori, se hanno anche sintomi instestinali ormai sono tutti riconducibili al coronavirus. Peccato che la prima settimana è stato un disastro. Ora inizia un po’ a funzionare e teoricamente il Dipartimento di Igiene Pubblica dovrebbe prendersi in carico i casi sospetti. Il problema è che sono uffici con pochissime persone e non ce la fanno, andavano potenziati subito».

Le proposte dei sindaci 

La lettera dei primi cittadini si conclude con 5 proposte che sono : rafforzare le USCA con protocolli chiari, garantire i dpi ai medici di medicina generale (medici di base), chiarire le modalità di accesso al tampone per i pazienti sospeti, fornire i cittadini di mascherine visto che le distribuzioni ai sindaci non sono state sufficienti e visto che ci si aspetta di indossarle anche per le prossime settimane.

Anche i medici scrissero alla Regione

Dottor Rossi anche voi avete mandato una lettera molto dura a Gallera siete stati ascoltati? «Per noi non era una lettera dura – risponde il medico – abbiamo solo fatto un elenco di quello che non andava, forse un po’ impietosa ma d’altronde il medico pietoso fa la piaga purulenta. Comunque Gallera se l’è presa molto parlando di attacco politico cosa impossibile visto che siamo un organismo tecnico, ma poi i due colleghi di Bergamo e Como sono stati inseriti nel CTS, il comitato tecnico scientifico regionale, quindi in qualche misura ci ha ascoltato».

Collettivo Emera

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