Asp di Bologna, tanti anziani e operatori positivi poche mascherine. Chiesto l’intervento della Protezione Civile

Mascherine usate per due turni e sacchi della spazzatura al posto dei calzari. Le strutture dell’Asp di Bologna sono colpite dal virus e i lavoratori denunciano gravi mancanze. L’azienda nega «siamo stati trasparenti e abbiamo seguito i protocolli» ma i lavoratori lamentano proprio la mancanza di indicazioni.

A Bologna la situazione degli ammalati di covid nelle case per anziani è venuta alla luce con cifre drammatiche. Ci sono stati i 18 decessi alla casa di cura Sant’Anna Santa Caterina, il 73% degli ospiti malati all’Asp di Villa Rodriguez e due terzi degli operatori a casa, così come la situazione è problematica all’Asp di Budrio dove per un momento la direzione aveva ventilato l’idea di mandare nelle case per anziani gli educatori dei centri diurni, visto che più di metà del personale si è ammalato. (Le Asp in Emilia Romagna sono “aziende per i servizi alla persona” aziende a gestione pubblica compartecipate da uno o più comuni ndr)

La ASP di Bologna chiede aiuto alla Protezione Civile

Adesso gli operatori e i sindacati lanciano l’allarme anche per la Asp di Bologna (97% proprietà del Comune, 2% Città Metropolitana 1% Carsibo) che, tra le altre cose, gestisce le 4 grosse residenze per anziani Albertoni, Giovanni XXIII in Viale Roma, Saliceto e Lercaro.

CGIL CISL e UIL, hanno chiesto di estendere le misure di zona rossa a tutte le case di riposo e un piano straordinario di assunzioni tramite Regione Emilia Romagna e Protezione Civile. Il Comune in una nota ricordando che la Città metropolitana ha pubblicato già due avvisi di ricerca di personale, chiede che intervenga direttamente la Regione. L’USB, l’unione sindacale di base invece chiede direttamente il commissariamento dell’azienda per gravi inadempienze e gestione dilettantistica dell’emergenza. 

L’azienda risponde tramite il responsabile della comunicazione Luca Boccaletti. «E’ uscito di tutto in questi giorni – dice a Covid Italia News – una cosa sono le denunce, altro sono le maldicenze». Risponde già in attacco ancora prima che chiediamo qualcosa «L’azienda ha fatto da subito un’azione trasparenza come nessun’altra struttura in Regione – dice – oltre ad un programma di screening a proprie spese». Quali sono quindi i numeri? Secondo il comunicato dell’ASP ci sono 32 operatori positivi su 320, uno di questi è ospedalizzato con supporto di ossigeno. Per quanto riguarda gli ospiti ad Albertoni ci sono 14 ricoverati conclamati positivi, e un decesso, a Giovanni XXIII 8 ricoverati, 4 asintomatici e due decessi «anche se uno dei due decessi – spiega Boccaletti – ha avuto il tampone negativo, poi una volta rientrato è deceduto ma non rientra nei numeri dei morti di coronavirus». Nella struttura di Saliceto ci sono 14 ricoverati e 3 decessi. «I pazienti sono tutti deceduti in ospedale – dice l’addetto alla comunicazione – questo non per fare scaricabarile ma per denotare come gli ospitit siano sempre stati trattati secondo protocollo e seguiti fin dai primi sintomi».

Tante febbri già da marzo. Non è stato chiuso il reparto dopo il primo caso

Covid Italia News ha sentito in forma anonima cinque lavoratori dell’ASP che raccontano di febbri alte già da marzo in tutte le strutture, che però non venivano ritenute riferibili al covid.

«Molto raramente venivano mandati in ospedale – ci racconta un operatore – poi però la situazione ha iniziato ad aggravarsi in modo esponenziale. Tanto che abbiamo il dottore di reparto, più cinque infermieri su nove e altri due a casa positivi».

Il primo caso positivo alla ASP di Bologna è in Viale Roma il 4 marzo, l’azienda non chiude la struttura ma con una nota interna del 6 marzo, rifacendosi al DPCM del 4 marzo di Conte, spiega come «l’accesso ai parenti sarà limitato ai soli casi indicati dal medico di struttura» e i visitatori autorizzati in numero limitato dovranno obbligatoriamente indossare la mascherina. Il reparto dove si trovava la persona positiva secondo fonti interne è stato però sigillato solo dopo proteste dei lavoratori. Le mascherine con il filtro, le ffp2, hanno iniziato a utilizzare il 20 marzo. Le linee guida specifiche su tutto il percorso di ‘sporco/pulito’ all’interno delle strutture arrivano il 10 aprile.

Adesso in Viale Roma/Giovanni XXII ci sono 13 ospiti positivi più 3 deceduti (numeri diversi rispetto all’azienda) 6 operatori sanitari positivi, uno di questi è stato in ospedale per una settimana. «Ai nuovi operatori o infermieri che arrivavano in struttura non veniva fatto il tampone – dice un testimone dall’interno – tanto che una persona arrivata a lavorare in struttura è poi risultata positiva». 

Mascherine riciclate, ‘grembiulini’ per visitatori e sacchi della spazzatura come calzari

I lavoratori all’interno delle strutture sono preoccupati «Noi dal nostro reparto ne abbiamo 10 in ospedale – ci racconta un altro operatore – ma anche gli altri hanno sintomi, se non il 100% secondo me il 90% risulteranno malati». L’Asp sta facendo i test anche agli anziani, dovrebbe finire entro la settimana e allora sapremo. Intanto i lavoratori vanno a lavorare con mezzi di fortuna e con personale dimezzato «Normalmente siamo in 9 in reparto ora siamo in 3 – continua l’operatore – è diventato faticosissimo e pericoloso». All’inizio sono arrivate le mascherine con istruzioni in cinese «per fortuna era una partita piccola», ora sono arrivate dotazioni un po’ migliori ma nei limiti : «andiamo a lavorare con mascherina ffp2 da una decina di giorni, ma ci dicono che devono essere usate più di un turno, abbiamo la cuffietta e un grembiulino di tessuto non tessuto che però, come c’è scritto sull’etichetta, è per i visitatori. I calzari non si trovano sul mercato, ci hanno detto, quindi usiamo i sacchi neri della spazzatura e li leghiamo alla caviglia con il nastro adesivo. Da ieri, visto che siamo diventati zona rossa, ci hanno dato gli occhiali». La preoccupazione è per i pazienti ma anche per loro stessi «Noi questi anziani li laviamo, li imbocchiamo, li giriamo per evitare le piaghe – dice il lavoratore – e dovremmo avere le protezioni più alte possibili. Anche tra di noi ci sono madri e padri di famiglia». 

Le mascherine «conservatele con cura»

Tutti i lavoratori ripetono che i dirigenti hanno detto loro di utilizzare la mascherina almeno per due turni. Boccaletti dell’Asp di Bologna, dice che non ne sa nulla e che comunque le denunce se si fanno si fanno per il bene collettivo. Che tipo di DPI ha fornito e quando l’ASP? «Le dpi dal momento in cui si sono rese necessarie e c’era un problema di approvvigionamento le abbiamo acquistate, adesso che abbiamo esaurito le scorte stiamo chiedendo aiuto alla Asl e alla regione per garantire approvvigionamento. Siamo stati tra i primi due settimane fa, venti giorni fa a distribuire le mascherine». Che tipo di mascherine? «Vengono date con gli stessi canoni con cui vengono usate nel settore sanitario – risponde Boccaletti – anche in ospedale le ffp2 e ffp3 vengono usate solo in rianimazione». 

In realtà i lavoratori ci dicono che le mascherine ffp2 ci sono già da un paio di settimane ma il problema è che scarseggiano fin dall’inizio. Covid Italia News è venuta in possesso di una mail risalente al 14 marzo in cui si legge che l’ufficio appalti comunica l’impossibilità di reperire le mascherine sul mercato per cui «Le mascherine non sono da considerarsi monouso, è una barriera che impedisce il passaggio delle particelle quindi non si carica di materiale. Consegnatela ai vostri collaboratori e consigliate di custodirla con cura». Per quanto?

L’Asp di Bologna ricorda nel comunicato di due giorni fa tutte le iniziative messe in atto dalla collaborazione con l’AUSL di Bologna al confronto con i sindacati. «ASP vuole promuovere un’altra narrazione rispetto a quella dominante – si legge sul sito – Una narrazione che riconosce la fatica di strutture, a volte di piccole dimensioni, che sono state investite dall’epidemia e che da sole hanno dovuto mettere in atto strategie e misure eccezionali, senza i mezzi e le risorse che sono confluite sugli ospedali, senza poter disporre di specialisti e di professionalità specifiche perché non previste in questa tipologia di servizio che, ricordiamolo, in primo luogo è una “residenza”, una “casa” per gli anziani». 

E’ sicuramente un sistema intero che non ha funzionato composto da azienda, comune, Ausl e regione, è forse per questo che oggi i sindacati non trovano altro modo che rivolgersi per aiuto alla Protezione Civile. 

Cecilia Ferrara
Collettivo Emera

(foto di copertina da pagina FB ASP Città di Bologna)

Un pensiero su “Asp di Bologna, tanti anziani e operatori positivi poche mascherine. Chiesto l’intervento della Protezione Civile

  1. Siamo alle solite anche a BOLOGNA non si sono attivati in tempo.Quello che è successo a Milano non è servito a niente.Questi giocano con la vita dei poveri anziani e degli operatori che sono schierati in prima linea senza protezione da parte dellASP.e senza dispositivi medici adeguati.La direzione ASP sapeva la situazione già dal 09-03-2020 quello che stava accadendo .Non solo non ha preso le dovute precauzioni ma ha cercato di nascondere l’evidenza.Risultato ilCOVID è entrato e ha infettato la maggior parte degli operatori.Devono finirla di comportarsi da incompetenti giocando con la vita delle persone.Per loro sono solo numeri😷

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