Coronavirus nelle carceri, qual è la situazione?

Quanti sono i detenuti Covid19 positivi nelle carceri italiane? Gli ultimi dati ufficiali parlano di almeno 105 persone, ma dati ufficiosi correggono la stima a 120 fino a ieri, e con un aumento sensibile nelle ultime 254 ore. Un aspetto della pandemia di cui decisamente i media parlano poco in Italia. Eppure in un sistema sovrappopolato, dove è difficile se non impossibile mantenere il distanziamento sociale, per i carcerati e per chi in carcere ci lavora, di cose da dire ce ne sarebbero. Anche perché dei “tumulti” – da sabato 7 marzo in più di venti istituti penitenziari ci sono state proteste e rivolte innescate dai detenuti, giacché nel cronico sovraffollamento delle carceri ha iniziato a serpeggiare l’emergenza Covid-19 – ma soprattutto delle morti, dal 9 marzo, avvenute in seguito a quei tumulti – morti per overdose, dicono le autorità, perché avrebbero rubato farmaci e metadone nelle infermerie le autorità – si è già smesso di parlare.

Non tutti, naturalmente: da un mese, dal 13 marzo, il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale invia un diario periodico, un bollettino, che fotografa la situazione non solo negli istituti penitenziari ma anche egli Istituti penali per minorenni (Ipm) e comunità, nei Centri per il rimpatrio e negli hotspot, nelle Rems, nelle Rsa, Residenze Sanitarie assistenziali.

Contagiati nelle carceri

Secondo il bollettino del 15 aprile scorso, “sono 105 le situazioni di positività che attualmente riguardano le persone detenute”: 11 di loro sono stati portati in ospedale. Le vittime sono due, mentre 19 sono i detenuti guariti. “I numeri si addensano sempre attorno a tre o quattro Istituti del Nord Italia, dove si sono evidenziati alcuni focolai specifici”, scrive il Garante, “mentre in ben 11 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta) e nella Provincia autonoma di Bolzano non si registra alcun caso”.

Le presenze nelle camere di pernottamento sono scese a 55.030, si leggeva ancora nel Diario del 15 aprile. “Valore importante nella sua riduzione ma pur sempre uguale a quello della popolazione detenuta a metà del 2016 e quindi distante da quello (52.184) che nell’anno precedente aveva consentito all’Italia di uscire dalla procedura di esecuzione della sentenza pilota della Corte di Strasburgo (il Comitato dei Ministri dichiara chiusa la procedura l’8 marzo 2016 sulla base appunto dei dati raggiunti nel 2015)”, nota l’ufficio guidato da Mauro Palma. Al 16 aprile risulta al Garante nazionale “che nella riduzione di circa 6mila presenze negli Istituti penitenziari, maturata dal 1°marzo, in 2.078 casi si è trattato di uscita in detenzione domiciliare (in 436 casi con applicazione del braccialetto elettronico) e in 425 casi di licenze fino al 30 giugno di persone semilibere”.

Istituti penali per minorenni (Ipm) e comunità

“Non risultano contagi tra i minori ristretti presso le strutture detentive e le comunità ministeriali e tra il personale di Polizia penitenziaria di cui, su tutto il territorio nazionale, risultano 11 unità poste in quarantena, 8 in isolamento volontario, 39 sottoposte a tampone”, dice ancora il Garante. Nelle strutture per i minori, la sospensione dei colloqui diretti con i familiari decisa a causa dell’epidemia non ha portato a “disordini né atti di protesta da parte della popolazione detenuta, sicuramente anche grazie a una costante opera di informazione, sostegno e supporto dei ragazzi, realizzata in tutte le strutture penali minorili per affrontare i disagi che l’urgenza di contenere l’epidemia ha determinato”.

Le direzioni sono riuscite ad aumentare il numero e la durata delle telefonate, “oltre a introdurre l’uso di tablet e telefoni cellulari per videoconversazioni e attivando la piattaforma di Skype for business“. Le videochiamate poi hanno permesso “ai minori stranieri non accompagnati di svolgere colloqui a distanza con i familiari residenti in altre nazioni, favorendo così un ampliamento dell’esercizio dei diritti di questa specifica categoria di utenza, per la quale le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria sono di più difficile comprensione in ragione del loro percorso migratorio e della tipologia di bisogni di cui sono portatori”.

Nel bollettino di ieri il Garante nazionale spiegava poi di aver incontrato il Coordinatore dell’Ufficio di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere Giuseppe Provitera e il magistrato Marco Puglia: al centro dell’incontro “l’impegno dell’Ufficio di sorveglianza nell’accertamento dei fatti riportati da più fonti relativamente a maltrattamenti che sarebbero stati compiuti nei confronti di persone detenute a seguito di una manifestazione di protesta e di una successiva perquisizione straordinaria”. Il Garante “ha preso atto del forte e immediato impegno dell’Ufficio nell’accertamento dei fatti e su tale incontro ha diffuso un proprio comunicato stampa”.

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