Regione Piemonte: sprecati ventimila tamponi pur di dare le buone notizie

Tamponi, tamponi ,tamponi. Se c’è una cosa che tutti hanno capito, è che c’è bisogno di tamponi. Per fortuna, il loro numero sta aumentando notevolmente. In Piemonte all’inizio di aprile se ne potevano fare 2000 al giorno, adesso siamo oltre i 6000 e aumenteranno ancora. Dal primo al 23 aprile in Piemonte sono stati fatti quasi 88.000 tamponi: fino a qui, tutto bene.

Ma adesso il problema è: ora che possiamo fare tutti questi tamponi, qual è il modo migliore di usarli? E soprattutto, adesso come vengono usati?

In genere si usa come “indicatore di qualità” di una regione la percentuale di persone risultate positive al tampone: più è elevata, e più ci sono contagi non individuati  in questa particolare classifica, il Piemonte certo non brilla, anzi è uno dei peggiori, ma ciò che colpisce è che è migliorato poco. Ad inizio aprile, quando facevamo 2000 tamponi/giorno, la percentuale era di circa il 30%: adesso che ne facciamo 6000 (tre volte tanto) è scesa solo al 27%. Come è possibile?

Una spiegazione possibile è che facendo più tamponi scopriamo molti nuovi casi in più: ma basta guardare i dati per scoprire che il numero di nuovi contagiati quotidiani è sempre pressochè lo stesso dal 16 marzo ad oggi, una media di 500-600 contagiati al giorno.

L’altra spiegazione è che gran parte dei nuovi tamponi resisi disponibili non viene utilizzata per diagnosticare contagi ai sintomatici. In effetti, è noto che esiste ancora un congruo numero di persone che sono isolate a casa con sintomi in attesa di tampone da settimane e che continuano ad aspettare: un altro indizio del fatto che non si fanno ancora abbastanza tamponi per scoprire nuovi contagi

Quindi i nuovi tamponi non vengono usati tutti per diagnosticare contagi di sintomatici, ma per fare altro. Che cosa?

I tamponi servono principalmente a tre scopi: a individuare i contagiati e fare tracciamento dei loro contatti, a scopo preventivo nei confronti delle categorie a rischio, e a certificare le guarigioni dei contagiati.

Per quanto riguarda il secondo scopo, la regione Piemonte ha annunciato che è da aprile è in corso un test a tappeto di tutte le case di riposo, per il quale servono 40.000 tamponi, e che è in corso un analogo test a tappeto su oltre 50.000 operatori medico-sanitari piemontesi. Non sappiamo a che punto sono arrivati, ma qualche decina di migliaia di tamponi (30.000? 50.000?) saranno sicuramente già stati usati lì. Però, ne restano comunque ancora molti per arrivare ad 88.000.. quindi?

Quindi, proviamo a stimare quanti tamponi vengono impiegati per certificare le guarigioni dei pazienti ormai fuori pericolo, almeno per quanto possibile in base ai pochi dati che la regione ci fornisce. Studiando il numero dei tamponi, dei tamponi negativi , dei contagiati e dei guariti (totali e parziali), pubblicati dalla Regione e dalla Protezione Civile, si può stimare che dal primo al 23 aprile circa 30.000 degli 88.000 tamponi (circa un terzo del totale) sono stati impiegati per tentare di certificare guarigioni!

Sulla base di queste stime, appare probabile che per testare i sintomatici in attesa siano rimaste solo le briciole, e che di tracciamento di contatti se ne possa fare veramente poco se non niente..

Il 70% dei tamponi testa positivi

Proviamo a capire ancora una cosa: siamo capaci di fare i tamponi per le guarigioni al momento giusto? Quante volte capita che un test per la guarigione si riveli ancora positivo, e quindi inutile?

Lo studio dei dati restituisce una risposta piuttosto sorprendente: nel mese di aprile è successo spessissimo. Ogni 100 tamponi fatti per verificare guarigioni, 70 sono risultati ancora positivi. In totale, si può quindi stimare che per certificare 4000 guariti sono stati impiegati circa 30.000 tamponi, e di questi oltre 20.000 sono stati fatti troppo precocemente: un quarto del totale dei tamponi fatti in Piemonte ad aprile è stato sostanzialmente sprecato.

Perché la Regione Piemonte fa i tamponi a chi è in via di guarigione e non ai nuovi sospetti

Intendiamoci, la certificazione dei guariti non è un problema secondario. Non serve a liberare posti in ospedale (chi sta meglio viene dimesso al più presto), ma serve a liberare dall’isolamento tante persone. Però, è altrettanto vero che questo vale anche per coloro che sono isolati in casa per sintomi sospetti di cui non hanno conferma. Anche per loro vale il principio che se non ricevono il tampone, non possono sapere se sono ancora infetti o meno e quindi devono continuare l’isolamento, esattamente come chi è già stato scoperto positivo. Senza parlare della condizione esistenziale di chi da settimane vive isolato nell’incertezza e nel timore, senza neanche poter sapere se è infetto o no.

In definitiva: come si spiega che si sprechino decine di migliaia di tamponi per cercare di certificare guarigioni troppo precocemente, quando ci sono ancora moltissime persone sintomatiche in attesa del loro primo tampone? Perché non si riconsiderano le priorità e si destinano più tamponi alla diagnosi dei sintomatici, o alla prevenzione, o al tracciamento, allungando i tempi dei test per le guarigioni, invece che insistere nell’impiegarli troppo precocemente ad inseguire negatività ancora lontane?

Sprecare 20.000 tamponi pur di dare buone notizie

Una persona maliziosa potrebbe far notare che usare i tamponi per certificare guarigioni invece che testare i sintomatici ha il duplice effetto di massimizzare le notizie positive (i guariti) e di minimizzare quelle negative (i nuovi casi di contagio): ma non voglio credere che esistano persone che fanno deliberatamente scelte così ciniche sulla pelle delle persone. D’altra parte, con i pochissimi dati che la Regione rende pubblici, fare stime non è semplice ed è soggetto ad errori, e inoltre non ho certo nozioni sufficienti ad impartire a chicchessia lezioni di epidemiologia. Possono esistere decine di motivi per i quali sprecare oltre 20.000 tamponi in questo modo è comunque l’impiego migliore che ne possiamo fare.

Però, arrivato a questo punto, di fronte ad un’amministrazione regionale che non è neanche in grado di fornire dati e strumenti sufficienti per consentire alla popolazione di capire cosa diamine sta succedendo, direi che è anche arrivato il momento che la Regione e l’Unità di crisi comincino a dare risposte chiare e precise anche ai milioni di persone che epidemiologhe non sono. Ci volete dire una buona volta con chiarezza e con i numeri come state utilizzando questi benedetti tamponi?

Siamo in tanti ad essere stufi di venir trattati come bambini incapaci di capire le cose e di affrontare la realtà. Dopo due mesi di confinamento e un fosco futuro davanti, o la Regione comincia finalmente a dar prova di capacità e trasparenza minima oppure le persone che hanno fatto duri sacrifici nella speranza di un miglioramento della situazione perderanno la fiducia in chi governa, e cominceranno a comportarsi di conseguenza.

 

Alessandro Ferretti
Ricercatore di fisica all’Università di Torino

Ferretti è promotore di una petizione che ha già ottenuto oltre 2 mila firme, affinché ai test vengano affiancati altrettanti tamponi.
post originale nel suo blog 

(fotocredit ©Sara Minelli)

NOTA redazionale. Abbiamo chiesto a Ferretti come ha fatto a calcolare il fatto che il 70% dei tamponi effettuati in Regione Piemonte è negativa ecco la sua risposta.

La Regione Piemonte pubblica ogni giorno il dato dei tamponi totali fatti, il totale dei tamponi risultati negativi e il totale dei contagiati.

Se prendi il totale dei tamponi fatti e gli togli il totale dei tamponi negativi, ottieni il totale dei tamponi risultati positivi. A questo numero togli il totale dei contagiati (perchè ad ogni contagiato corrisponde un tampone positivo) e quello che ti rimane è il totale di tamponi positivi che non hanno prodotto nuovi contagiati, ovvero i tamponi fatti a persone già contagiate risultati positivi.

Quello che ho fatto io è stato di considerare un certo intervallo di tempo e di andare a vedere, in quell’intervallo di tempo, quanti sono stati i tamponi totali, i totali negativi e i contagiati totali.

Per capire invece quanti sono i tamponi totali usati per le guarigioni, basta sommare il totale dei tamponi positivi fatti a “già contagiati” con il totale dei tamponi che hanno certificato le guarigioni confermate in quell’intervallo di tempo: ogni guarigione completa corrisponde a due tamponi negativi, ogni paziente “in via di guarigione” corrisponde ad un tampone negativo.

Inoltre, si può stimare questo dato anche andando a guardare i dati pubblicati dalla Protezione Civile, facendo la differenza tra il numero di tamponi totali e il numero di persone testate. La differenza tra questi due numeri sono i tamponi fatti su persone già contagiate (per certificare la guarigione), e anche qui togliendo il numero dei tamponi negativi fatti per certificare i guariti si può risalire al numero di tamponi “per guarigione” risultati positivi.

Io ho usato entrambi i metodi e i risultati sono assolutamente simili, al netto di piccole differenze dovute al fatto che i dati della Regione sono sfalsati temporalmente di mezza giornata.

 

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