Italiani bloccati all’estero: l’Italia non usa i soldi della protezione civile europea. Il caso dell’India

Bloccati dall’altra parte del mondo senza la possibilità di tornare in Italia. A condividere questa sorte sono centinaia di connazionali che si trovavano all’estero quando è scattato l’isolamento a causa della pandemia globale di Covid-19. Le compagnie aeree sono state costrette a fermarsi, le tratte cancellate e i voli di rimpatrio organizzati dalle ambasciate non solo non sono bastati per tutti, ma spesso avevano prezzi inaccessibili. Eppure una soluzione ci sarebbe, messa a disposizione dall’Europa.

L’Italia non usa i soldi messi a disposizione dalla Protezione civile europea

Nel gruppo Facebook “Amanutenta – Viaggiatori bloccati all’estero” gli amministratori scrivono che da settimane stanno cercando di capire “come mai l’Italia abbia applicato una sola volta l‘UCPM (meccanismo di protezione civile europea) che cofinanzia fino al 75% i voli per il rimpatrio dei cittadini residenti negli stati membri della comunità europea”. 

Secondo un documento sul sito della Commissione europea, aggiornato al 30 aprile 2020, in cui sono elencati i voli di rimpatrio effettuati grazie a questi stanziamenti, l’Italia ne ha usufruito solo il 21 febbraio per rimpatriare da Tokyo 37 cittadini europei. La Francia ne ha effettuati 23, per dire, la Germania 80. Abbiamo chiesto chiarimenti in merito all’ufficio stampa della Farnesina, ma non abbiamo ottenuto risposta.

 

Bloccati in India, l’appello di Claudia, artigiana

E anche per questo le italiane e gli italiani ancora bloccati all’estero stanno facendo rete attraverso Facebook e WhatsApp. Una delle tante persone a lanciare l’allarme sui social è stata Claudia Azzarelli, artigiana di 36 anni residente a Palermo, che ci ha raccontato la situazione nel nord dell’India dall’ostello di Pushkar in cui è confinata con la sua famiglia dai primi di marzo: «Sia io che il mio compagno svolgiamo un lavoro stagionale e in genere nel periodo invernale andiamo a vivere all’estero dove il costo della vita è più basso. In passato siamo stati in Sud America, quest’anno siamo partiti il 17 gennaio per l’India insieme a nostro figlio di 5 anni». Il volo di ritorno era previsto per il 20 marzo, ma l’emergenza coronavirus ha spazzato via ogni programma e la tratta è stata spostata ad aprile e poi cancellata per ben due volte. «Inizialmente – spiega Claudia – abbiamo compreso la situazione e atteso con pazienza. Quando l’agenzia di viaggi con cui avevamo comprato i biglietti, la Budget Air, ci ha comunicato che il volo era stato nuovamente soppresso e ha smesso di rispondere alle nostre mail, abbiamo iniziato a preoccuparci».

L’aiuto di Monica, cittadina di origine indiana di Brescia

Dopo aver segnalato la loro situazione all’ambasciata italiana di Nuova Delhi, Claudia e il suo compagno sono riusciti a mettersi in contatto con molti altri italiani bloccati nel territorio grazie a Monica Singh, 29enne originaria del nord dell’India cresciuta in Italia, che vive e lavora a Brescia. Quando è scoppiata la pandemia, si trovava nel suo Paese natale ed è riuscita a rientrare con uno degli ultimi voli commerciali: «Una volta tornata – ci racconta -, ho letto sui social tante testimonianze di italiani confinati proprio nella regione indiana da cui provengo. Conosco bene la zona e lavoro nell’ambito dell’immigrazione, quindi ho pensato di poterli aiutare: ho creato un gruppo WhatsApp per fare rete e ho contattato subito il consolato italiano per capire se si poteva organizzare un volo di rimpatrio».

Gli ultimi, secondo quanto riporta la pagina Facebook dell’ambasciata, sono stati uno da Nuova Delhi a fine marzo e uno ai primi di aprile da Goa. Poi più niente. Nei commenti ai post in tantissimi lamentano criticità: c’è chi sostiene di essere stato avvisato poche ore prima, chi è bloccato in altre parti dell’India e a causa del lockdown e delle lunghe distanze non può spostarsi, chi fa presente che i prezzi dei biglietti sono troppo alti per tante persone.

Costi per l’Italia impossibili? Potete andare ad Amsterdam

«Il costo dei voli di rimpatrio Alitalia – afferma Claudia Azzarelli – è di circa 800, 1000 euro a testa. Una cifra del genere ci dissangua, non possiamo assolutamente permettercela, come noi molte altre persone». In una videochiamata su Zoom, organizzata dal consolato dopo le sollecitazioni di Monica Singh, l’ambasciatore Vincenzo De Luca ha detto ai connazionali rimasti nel nord dell’India che avrebbero potuto prendere uno dei voli da Nuova Delhi della compagnia olandese Klm, in cui sono previsti dei posti per il rimpatrio di altri cittadini europei. «Ma il problema economico rimane – commenta Claudia -. Queste tratte, infatti, costano meno ma arrivano ad Amsterdam o Bruxelles». Da lì dovrebbero comprare altri voli per l’Italia quindi la cifra sarebbe la stessa, senza contare le 40 ore di viaggio.

«Come istituzione non possiamo intervenire sul prezzo dei voli, viene deciso dalla compagnia di riferimento, che nel nostro caso è Alitalia – ci riferiscono dall’ambasciata di Nuova Delhi – I voli partono vuoti dall’Italia e poi possono essere riempiti solo per metà per via delle direttive del ministero della Salute sul distanziamento sociale per l’emergenza coronavirus. Lo sforzo di rimpatrio è consistente che può essere fatto solo con un numero minimo di passeggeri. La situazione è critica per tutti, è una situazione di straordinarietà».

Il mistero della lista dei cittadini che non vengono chiamati

L’ambasciatore via Zoom ha affermato che nel nord dell’India non ci sarebbe un numero sufficiente di persone per riempire un aereo e permettere ad Alitalia di affrontare i costi: ne servirebbero almeno un centinaio. Ma secondo Singh i numeri ci sono: «Avevo fatto una lista con nomi, cognomi e contatti dei cittadini italiani bloccati nella zona (senza contare tutti gli indiani che hanno il permesso di soggiorno in Italia) e in tutto erano circa cento. Quando l’ho fatto presente, l’ho inviata a De Luca su sua richiesta. Dopo due giorni mi hanno risposto via mail che il volo non si poteva fare, perché di quell’elenco solo 67 persone avevano dato la disponibilità a partire. Ma nel gruppo WhatsApp in tanti hanno segnalato di non essere stati contattati. Sono sicura che fossero tutti pronti a partire, nessuno si sarebbe tirato indietro».

L’ufficio stampa dell’ambasciata sostiene che «tre persone hanno lavorato giorno e notte per raffrontare la lista con le segnalazioni dirette al consolato. Possono essere prese in considerazione solo le persone che si sono registrate in maniera diretta. Queste sono state chiamate una ad una per verificare chi era disponibile a partire. A seconda dei giorni il numero può cambiare, perché c’è chi poi si sposta». E chi dice di non essere stato contattato? «Servono i nomi, ogni caso è a sé».

I problemi di salute degli italiani bloccati in India

Intanto il tempo passa, la quarantena continua e la situazione sta diventando critica per molti. «Nel gruppo di connazionali bloccati nel nord dell’India – lancia l’allarme Monica Singh – ci sono situazioni gravi: un cardiopatico che doveva tornare in Italia per farsi operare, una mamma che non riesce più a trovare gli alimenti per il figlio celiaco, tante persone che stanno finendo medicinali necessari e non sanno come reperirli. Ho smesso di scrivere all’ambasciata perché ha dimostrato di non essere collaborativa e ho ricominciato a mandare mail all’Unità di crisi italiana. Nel frattempo mi sto muovendo per cercare di contattare direttamente le compagnie aeree: se loro non vogliono organizzare un volo, proveremo a farlo noi».

 

Benedetta Pintus
(foto di Claudia Azzarelli)

 

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