Il mito della cura miracolosa lanciato in pasto ai media non fa bene alla ricerca

Fin da quando si è iniziato a parlare di Covid-19, in tutto il mondo ci si è affannati a cercare possibili cure che, in una situazione di emergenza, si sono principalmente basate sulla cosiddetta “drug repurposing research”, cioè il riadattamento di farmaci e strategie di cura “vecchie” e già utilizzate per altri scopi. Si tratta di svariate dozzine di alternative, che comprendono antivirali, antimalarici, antibiotici, immunosoppressori ed anche il buon vecchio “plasma iperimmune“. Alternative che fino a questo momento hanno portato a risultati contrastanti, a volte promettenti, a volte meno. In assenza di farmaci miracolosi, come sempre accade nella scienza, saranno necessari ancora molti studi per dare una risposta definitiva riguardo alla loro utilità.

Terapie: percezione del pubblico vs realtà

Si può però osservare un totale disallineamento tra quello che è l’interesse della comunità scientifica in una determinata terapia e quella che è invece la percezione dell’opinione pubblica, spesso e volentieri influenzata dai media, dai politici e da video ed audio virali di dubbia attendibilità. Non a caso tutte queste cure miracolose hanno le stesse caratteristiche che prima di loro hanno avuto la cura Di Bella e Stamina, almeno secondo quanto riportano i loro promotori. Sono economiche e di facile reperibilità, funzionano nel 100% dei casi, sono promosse da personaggi “alternativi”, provinciali e (apparentemente) lontani da interessi economici, e soprattutto non sono convenienti per le big pharma, che tentano di tenerle nascoste con la complicità dei governi per chissà quale scopo occulto. Senza successo evidentemente, visto che queste cure segrete finiscono puntualmente per diventare note a tutti.

Mondo dei media in Italia e Usa: l’eccitazione per alcuni farmaci miracolosi

Riporto sotto dei grafici che mi sembrano molto interessanti, visto che riportano i picchi di ricerca evidenziati da Google Trends per quanto riguarda l’associazione tra i nomi di alcuni farmaci e terapie e la parola chiave “Covid”, in USA ed in Italia. Per confronto, l’istogramma in basso a destra mostra il numero di pubblicazioni scientifiche peer-reviewed pubblicate ad oggi sullo stesso argomento, che è un “termometro” dell’interesse della comunità scientifica nel loro utilizzo in trials clinici.

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L’opinione pubblica statunitense è stata letteralmente bombardata dall’amministrazione Trump con una campagna esagerata sull’idrossiclorochina, che certo è una delle alternative più esplorate ad oggi, ma non particolarmente supportata rispetto a tante altre. In Italia viviamo di picchi di interesse legati fortemente al video/audio virale di turno. Ricorderete tutti il falso farmacista con i suoi video-bufala sull’Avigan/Favipiravir in Giappone, che tra le altre cose aveva addirittura portato a scomodare l’AIFA e smuovere l’interesse di Zaia per una sperimentazione. Picco di interesse assolutamente anomalo e “locale” (come si vede bene dal mappamondo con l’indice di ricerca per nazione), assolutamente spropositato rispetto all’interesse del mondo della ricerca, in cui il Favipiravir è solo “uno dei tanti” farmaci testati.

Il “caso De Donno” e il plasma iperimmune

E’stata poi la volta dell’eparina, di probabile e quasi certa utilità, ma pompata all’inverosimile come panacea di tutti i mali da un audio Whatsapp. E siamo poi arrivati al caso De Donno con il plasma iperimmune. Che non è “nulla di nuovo”, ma che allo stesso tempo è ragionevole pensare possa funzionare, con molti “se” e molti “ma” che ne limitano certamente un utilizzo semplice e su larga scala. Che l’utilizzo del plasma non sia la scoperta dell’acqua calda lo si può evincere dalla letteratura scientifica, ma anche dalle pratiche empiricamente utilizzate nella terapia di altre gravi infezioni virali per cui non esistono farmaci specifici.

Il plasma è stato usato anche nella cura dell’Ebola

Estratto da un documento WHO (OMS) del 2014 per quanto riguarda l’Ebola, ad esempio:«While there is no proven treatment available for Ebola virus disease (EVD), whole blood collected from patients in the convalescent phase of infection has been used as an empirical treatment with promising results in a small group of EVD cases. During the current ongoing EVD outbreak, whole blood and plasma collected from EVD recovered patients has been prioritized for investigation, as one of the treatment modalities. The concept that this treatment could be efficacious is biologically plausible, as convalescent plasma has been used successfully for the treatment of a variety of infectious agents».

«Mentre non esiste un trattamento certificato disponibile per il virus dell’Ebola (Ebola Virus Disease, EVD), il sangue raccolto da pazienti nella fase di convalescente dell’infezione è stato usato come metodo empirico con risultati promettenti in un piccolo gruppo di casi di Ebola. Nel corso dell’attuale epidemia di Ebola, il sangue e il plasma preso da pazienti guariti è stato messo in cima alle indagini per una possibile modalità di cura. Il concetto che questo trattamento potrebbe essere efficace è biologicamente plausibile poiché il plasma di convalescenti è stato usato per il trattamento di un’ampia varietà di agenti infettanti».

L’effetto Stamina è dietro l’angolo e anche la polarizzazione tra bufala e miracolo

De Donno non è certo un ciarlatano come è stato forse ingenerosamente dipinto e, a differenza dei casi Di Bella e Stamina, il plasma iperimmune può funzionare (anzi, è probabile sia utile). Ma De Donno è una persona con esperienza clinica, non è una persona avvezza alla ricerca, e soprattutto è una persona che non ha quasi nessuna esperienza di prima mano con il mondo accademico e con l’iter di peer-review a cui qualsiasi pubblicazione scientifica deve essere sottoposta. Si è fatto prendere dall’entusiasmo, scavalcando i paletti che sono richiesti e doverosi per chiunque si occupi di ricerca, in qualsiasi campo, dimenticandosi di non essere esente da bias, come qualsiasi altro essere umano. E a tutto questo ha aggiunto una buona dose di vittimismo, che assieme al suo stile comunicativo in contrapposizione con quello degli “esperti”, ha contribuito ad eleggerlo al nuovo paladino della giustizia. Agendo in questo modo De Donno purtroppo ha alimentato la stessa insopportabile retorica che ha contraddistinto il caso Stamina: chiedere di “andare nell’ospedale di Mantova per vedere i pazienti che guariscono”, come hanno fatto in molti, non è nulla di diverso del “chiedere ai genitori dei bambini se vedono dei miglioramenti”.

Tutto ciò ha avuto l’effetto collaterale di polarizzare l’opinione pubblica su due convinzioni opposte: “il plasma è una cura miracolosa” vs “il plasma è una bufala”, quando in realtà le cose andrebbero viste in modo più equilibrato e spiegate nell’ottica in cui non esistono solo bianco o nero, ma anche svariate sfumature di grigio.

Marco Gerdol
Ricercatore in genetica all’Università di Trieste

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