La guerra dei test sierologici in Lombardia. Il Tar di Milano dice che l’accordo Diasorin-San Matteo è contro la concorrenza ma la sentenza non esce

E’ iniziata ieri, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, la prima fase del rilevamento sulla diffusione del virus Sar-CoV2 in Italia. Ministero della Salute, Istat e Croce Rossa Italiana sono gli attori dell’indagine di siero-prevalenza su 150 mila persone che da oggi verranno contattate dai 700 operatori della CRI per sottoporsi al test sierologico individuato dal governo tra 72 candidature, ovvero quello dell’americana Abbott.

I nominativi forniti dall’Istat, spiega la CRI, sono 194 650 proprio per ovviare ai possibili rifiuti di cittadini che non volessero aderire all’indagine e quindi fare il test. Saranno i medici di base che avvertiranno i ‘prescelti’ della successiva chiamata della croce rossa. Le chiamate si dovrebbero concludere entro due settimane. Il condizionale è d’obbligo visto il vizio degli annunci di questa crisi sanitaria e visto che, secondo il commissario Arcuri, il rilevamento sarebbe dovuto partire dal 4 maggio.

Le indagini sierologiche delle regioni e il problema Lombardia

Questa dovrebbe essere una delle tre “T” del mantra ripetuto nelle scorse settimane dai virologi per sconfiggere il virus: testare, tracciare, trattare. Ma se sui test sierologici, già oltre un mese fa avevamo rilevato qui e qui il possibile far west dei laboratori e delle aziende, oggi sono le regioni a mettere in campo ognuno il proprio screening sierologico sulle categorie più a rischio (dai sanitari alle forze dell’ordine), mentre in Lombardia c’è una vera e propria guerra in corso tra due delle maggiori aziende attive nel campo dell’immuno-diagnostica.

Diasorin vs Technogenetics

Da una parte c’è la Diasorin, società per azioni che si occupa di diagnostica, italianissima (nasce per impulso di Fiat e Montecatini nel ’68), che fin dall’inizio della crisi si era dimostrata molto attiva con delle macchine prodotte negli USA su ricerca italiana per la diagnostica tramite ricerca dell’RNA (il tampone). A inizio aprile a Covid Italia News Riccardo Fava, investor relation della Diasorin, raccontava che l’azienda aveva già 800 macchine per l’analisi del tampone installate nel mondo, 100 di queste in Italia. «L’Europa non è stata mai un mercato così interessato a questo tipo di tecnologia». Finora, ovviamente.

Oltre ai kit per i test molecolari, da marzo la Diasorin inizia a sviluppare il test sierologico insieme alla Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico San Matteo di Pavia, dove è ricoverato il paziente zero, Mattia, tanto che la sperimentazione potrebbe essere stata fatta anche sui suoi anticorpi.

Dall’altro lato c’è un’altra azienda leader sull’immuno-diagnostica, la Technogenetics di Lodi, del gruppo cinese KHB che aveva chiesto in contemporanea la possibilità di avere il proprio test sierologico (un test ‘pungidito’ a differenza di quello con il prelievo della concorrente) validato al San Matteo di Pavia ma non aveva mai ricevuto risposta. «Noi abbiamo la validatura CE già dal 16 marzo, ricevuta in Cina – spiega Salvatore Cincotti ad della Technogenetics – successivamente è stato fatto uno studio multicentrico dall’Area Vasta di Bologna e  dal Policlinico Militare del Celio e ad aprile abbiamo avuto una terza convalida dagli ospedali pubblici del Canton Ticino che ha avviato uno studio di siero-prevalenza su un campione rappresentativo». Secondo l’ad il test targato Technogenetics e Khb ha il 98% specificità e 94% di sensibilità tanto che è stato adottato come strumento per fare lo screening sierologico da Campania, Emilia Romagna e Toscana, nonché da altri enti pubblici e privati. Ma non solo: «Dalla prima settimana di aprile uno studio sul nostro test è sulla scrivania del Ministero della salute, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta» dice ancora Cincotti. «Perché non ci fanno sapere niente? Non so, saranno oberati di lavoro».

San Matteo di Pavia e Diasorin: un accordo win-win

Nel frattempo il 23 marzo la Diasorin e la Fondazione San Matteo stipulano un accordo in cui l’ospedale avrebbe preso 50 mila euro più l’1% dei ricavi della vendita del test sierologico validato da loro stessi. Il 6 aprile la Regione Lombardia fa un affidamento diretto per l’acquisto di 500 mila test sierologici della Diasorin per l’importo di 2 milioni di euro. Da un’inchiesta giornalistica si scopre che il professor Fausto Baldanti, Responsabile della U.O.S. Virologia Molecolare del San Matteo di Pavia, era anche nel comitato tecnico scientifico che avrebbe scelto il test per la Regione. Baldanti si dimette da quest’ultimo ruolo, non perché colpevole di nulla ma per “poter continuare a lavorare in pace”.

La Technogenetics lasciata fuori dalla partita lombarda fa un ricorso al Tar, un esposto in Procura di Pavia, uno alla Consob e uno all’Autorità per la concorrenza. Secondo l’azienda di Lodi la Regione Lombardia avrebbe revocato dopo un solo giorno una manifestazione di interesse (preliminare per la gara) aperta il 6 aprile, senza valutare altre offerte. La procura di Milano autonomamente apre un’indagine sull’affaire DiaSorin per mano del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e del pm Stefano Civardi.

Tar della Lombardia: l’accordo non è solo scientifico ma lede la concorrenza. Ma la sentenza non esce e le azioni della Diasorin schizzano in alto

Il Tar di Milano in verità si è espresso il 21 aprile con decreto cautelare monocratico del presidente Domenico Giordano, dando sostanzialmente ragione alla Technogenetics srl in quanto “l’accordo quadro stipulato tra la Fondazione e Diasorin non sembra esaurirsi in un puro accordo di collaborazione scientifica, ma presentare contenuti sinallagmatici con precisi vantaggi economici e conseguente valore di mercato sottratto al confronto concorrenziale. Il decreto rimanda ad una decisione collegiale in camera di consiglio che è stata trattata il 13 maggio scorso. Ma ad oggi non è ancora stata pubblicata la decisione. Chiediamo all’avvocato della Technogenetics Francesco Abiosi se è normale che ancora non si sappia nulla «Siamo stupiti che ancora non ci sia nessun provvedimento – spiega l’avvocato a Covid Italia News – non è affatto normale che ci voglia tutto questo tempo. Potrebbero pensare di emettere una sentenza breve ovvero ritengono che non sia necessaria un’ulteriore istruttoria e quindi emettere direttamente una sentenza. Noi attendiamo sereni».

La società lodigiana ha fatto un esposto anche alla Consobo «Perché la Diasorin è quotata in borsa e ci sono state fluttuazioni abbastanza significative – afferma l’avvocato Abiosi – delle azioni. Abbiamo pensato che potesse interesse della Consob accertare eventuali manipolazioni del mercato».

Vero è che la Diasorin il 25 maggio toccava un record storico per il titolo azionario con un + 3,9% per raggiungere il valore di 211,60 euro. Il 23 marzo, il giorno dell’accordo con il San Matteo di Pavia il titolo Diasorin valeva la metà, 116,80 euro.

Cecilia Ferrara
Collettivo Emera 

(foto ©Sara Minelli)

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